Alberto's profileNON ABBIATE PAURAPhotosBlogListsMore Tools Help

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    May 23

    Baraghe e Censure

    Nel 1564, un anno dopo la fine del Concilio di Trento, viene decisa la censura dei nudi "scandalosi" del Giudizio Universale nella Cappella Sistina. Per fortuna Michelangelo era già morto, il 18 febbraio di quello stesso anno. E, sempre per fortuna, esistevano due copie dell'affresco fatte pochi anni prima, una di Marcello Venusti (1549) e l'altra di Giulio Giovio (metà del Cinquecento circa).

    È stato un collaboratore ed amico di Michelangelo, Daniele da Volterra, a coprire la nudità delle figure con le famose "braghe", cosicché da allora è stato soprannominato il Braghettone (anche se non è stato l'unico a mettere le mutande ai santi, e la censura è continuata anche nei secoli successivi).
    La maggior parte delle braghe è dipinta a tempera sopra l'affresco originale, che quindi si è conservato al di sotto delle ridipinture. Ma c'è un'eccezione: nel caso di Santa Caterina d'Alessandria e di San Biagio, il Braghettone ha distrutto l'affresco di Michelangelo e ha rifatto, sempre ad affresco, le figure. Perché?
     
       
     
    Basta guardare i santi dipinti da Michelangelo (a sinistra, dalla copia del Venusti) e quelli rifatti da Daniele da Volterra (a destra): Santa Caterina era completamente nuda e San Biagio era accovacciato alle sue spalle, in una posizione molto indecente. Non bastava coprire i nudi con delle vesti, era altro il problema!
    Così, alla Santa è stato fatto un bel vestitino verde, completamente nuovo, salvando la testa, le braccia e la ruota del martirio, di mano di Michelangelo. San Biagio è stato totalmente rifatto: ora non è più piegato sulla Santa e guarda, molto devotamente, verso il Cristo giudice. 
    In fondo non è andata male, l'affresco poteva essere distrutto.... Evidentemente Michelangelo era più vicino a Dio dei suoi intolleranti censori. 

    Santissima Trinità

    Se pubblico questo tipo di articoli non prendetemi per un pazzo o un visionario. Credo che nella vita ci siano semplicemente cose più importanti di altre e che lo spazio per certe cose lo si debba pure trovare. Tanto più una cosa è bella, tanto più vuoi che anche altri la sperimentino! Allora buona sperimentazione!



    Santissima Trinità

    Quando l’uomo guarda dentro di sé per considerare la propria esperienza religiosa, ha il presentimento di una profondità infinita. Questo fondo irraggiungibile dentro di noi ha relazione con la parola «Dio». Perché? Dio rappresenta la profondità ultima della nostra vita, la fonte e la mèta di tutto il nostro essere. Questo fondo intimo della nostra persona si manifesta nell’apertura del nostro «io» verso un «tu», e nella serietà di tale inclinazione. Così vediamo impressa in noi la realtà profonda ed esaltante di Dio: la Trinità; impresso in noi il mistero di Dio-Comunità, il mistero di comunione di vita: Dio che è Padre, Figlio, Spirito Santo. Dio stesso viene all’uomo, gli si manifesta come «Signore», ma pieno di bontà e di misericordia, ricco di grazia e di fedeltà. Nell’esuberanza del suo amore per il mondo, manifestato nel dare il suo Figlio unico per salvarlo, il Dio dell’amore e della pace riversa sugli uomini la sua grazia in Cristo e li chiama alla comunione con sé nello Spirito Santo. La Comunità Trinitaria è veramente il valore ultimo e supremo, il solo vero fine ultimo dell’uomo; poiché Dio, e Dio soltanto, è la pienezza di ogni perfezione. La Comunità Trinitaria è veramente mistero, realtà indicibilmente più grande di ogni comprensione umana. Dio non cesserà mai di stupire l’uomo, e nessun uomo entrerà mai nella «terra di Dio» se non sarà disposto a lasciarsi sradicare, come Abramo (Gn 12,1), dai confini della sua limitatezza e dall’angustia delle sue sicurezze. La preghiera non deve ridurre Dio ai limiti dell’uomo, ma dilatare l’uomo agli orizzonti di Dio. Il silenzio che il Padre sembra opporre in tanti casi alle richieste umane, nasce dalla autenticità della sua paternità, dalla sua fermezza nel non accondiscendere alla meschinità dei progetti umani, per poter sostituire ad essi progetti ben più grandi, nati dal suo amore. La Comunità Trinitaria è il vero futuro dell’uomo, la sola che possa assicurare all’uomo un progetto di vita senza limiti perché capace di superare anche la morte. Dice efficacemente Sant’Agostino: «Dio è tanto inesauribile che quando è trovato è ancora tutto da trovare». Ciò significa che il dinamismo e la creatività umana trovano in lui un orizzonte senza confini, e quindi un futuro totale.

     

    Un solo Dio in tre persone

    Questa rivelazione non viene semplicemente a soddisfare il nostro bisogno di conoscere Dio; riguarda direttamente il destino dell’uomo e della creazione. La salvezza, come comunione di amore di Dio e dell’uomo, riflette i caratteri dei due interlocutori che la costituiscono: Dio e l’uomo. Ora l’uomo non può essere compreso se non a partire da Dio: fatto ad immagine di Dio, è modellato sul Cristo, immagine perfetta di Dio (Col 1,15). Quindi le domande e le risposte su Dio sono d’importanza fondamentale per capire l’uomo. In concreto, la vita umana, da un punto di vista religioso, si sviluppa e si espande in proporzione alla «conoscenza» del mistero di Dio (Gv 17,3). Se l’uomo è destinato alla comunione con Dio Padre, è chiaro che la sua vita ha tanto più valore quanto più egli riesce a seguire il movimento di «scalata ai cieli» inaugurato dall’ascensione di Gesù (Gv 12,32), fino a sedere alla destra del Padre per vederlo faccia a faccia. Il padre Faber ha scritto che ogni approfondimento dell’idea su Dio equivale a una nuova nascita. Il mistero dell’Amore Trinitario rivela qualcosa del mistero più profondo dell’uomo. Perché siamo come siamo, creature capaci di conoscere, amare, generare, non possiamo che esprimerci in termini umani, e andare tuttavia con il più profondo stupore all’ultimo perché: come mai è potuta nascere l’idea di «conoscere», «amare», «generare»? Non è potuta nascere. Essa è. Perché Dio è Amore. Il mistero di Dio non è un mistero di solitudine, ma di convivenza, di creatività, di conoscenza, di amore, di dare e ricevere, e perciò noi siamo come siamo. Nella nostra esistenza quotidiana, a volte grigia, a volte tragica, a volte molto complicata, nella quale dobbiamo badare a cento cose che ci urgono da ogni parte, la luce di Dio è l’amore. Verso questa luce dobbiamo orientarci se non vogliamo fallire il vero scopo della nostra esistenza. Noi vorremmo tanto poter dire: «Ecco Dio; Dio è così...». Ma non è possibile. Dio stesso esce dai quadri e dalle icone e si nasconde in chiunque ha bisogno di noi e dice: «Eccomi qui!». Si nasconde nei piccoli della terra e dice: «Cercatemi qui!». Chi vuol vivere con Dio non si trova davanti a una conclusione, ma sempre davanti a un inizio. Sempre nuovo come ogni nuovo giorno. Perché Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo e, quindi, può davvero tutto.

    May 16

    incubi vani non ci inquietino. né fatue visioni ci illudano

    Chi si offre come interprete per i miei sogni?
    Ogni notte sempre peggio
    Stanotte ho pure urlato e parlato nel sonno.
    I miei non mi vogliono dire cosa ho detto... li ho visti abbastaza spaventati.
     
    Cimiteri, morti, spiriti, volti allucinati, discese ripide, treni ad alta velocità, battelli su rotaie.
    Ma cosa diavolo mangio la sera prima di andare a dormire?
    la risposta è NIENTE assolutamente NIENTE.
     
    Tutto è partito da un documentario sulle bariere architettoniche per vedere come i gatti saltassero sull'erba più scura. Poi una salita non faticosa, delle scale e degli affreschi con dei santi e della gente incurante che vi si strusciava contro. Scale ripide e cortili bui alla luce del giorno. Un letto e delle funi muovevano degli oggetti. Le scogliere irlandesi. Essere incima ad una montagna talmente alta e scoscesa da non farmi paura. Cimiteri con lapidi di cristallo. Uomini e donne in pianto su cadaveri in decomposizione. Il mio rifiuto nel voler vedere quei volti in decomposizione che si trasformavano in feticci e divinità ancestrali. Entrare in una catacomba, passare per il garage di mia nonna ed entrare nella chiesa romanica di un convento di suore abbandonato da secoli. Qualcosa mi diceva che era in provincia di como. Un'architetta sta restaurando il posto e le chiedo se sta svolgento un restauro conservativo o una riorganizzazione dello spazio incurante. Vedere installata una webcam tra queste catacombe e vederci al lavoro tutti i propri amici, conoscenti e familiari. Chi scava e chi da le direttive. Chi rimane chiuso dentro per errore ma poi viene recuperato da me che giro una chiave in un motore di ricerca. Chiudo gli occhi e mi ritrovo a casa nel mio letto con il portatile sulle ginocchia. La webcam della catacomba si collega, qualcuno l'ha lasciata accesa. Non vedo niente, passa una pubblicità di un uomo con capelli lunghi e ricci e poi riapro la webcam della catacomba e rivedo volti allucinati e scariche elettriche sul mio computer mi alzo dal letto comincio ad urlare e scappo verso il bagno ma vengo svegliato dai miei allucinati.
    Non ho il coraggio di riaddormentarmi. non è da me. Passa un po' di tempo e mi riaddormento. Qualcuno mi consiglia un prodotto più potente della camomilla...?
     

    Sant'Isidoro l'Agricoltore

    Forse è stato messo poco in risalto l’ambizioso traguardo di “santità di coppia” che due semplici contadini di Madrid sono riusciti a raggiungere nel XII secolo: probabilmente perché la pratica devozionale ha fatto prevalere, nel marito, l’aspetto prodigioso e miracolistico, e la popolarità che lui si è guadagnato praticamente in tutto il mondo come patrono dei raccolti e dei contadini ha finito per oscurare un po’ quella di lei, che pure si è fatta Santa condividendo gli stessi ideali di generosità e laboriosità del marito, raggiungendo la perfezione tra casseruole, bucati e lavori nei campi. Parliamo di Sant’Isidoro di Madrid e della beata Maria Toribia, la cui festa si celebra nel mese di maggio (il 10 o il 15, dipende dai calendari), anche se lui, per il fatto di essere patrono dei campi, viene invocato e festeggiato praticamente in ogni stagione dell’anno, al tempo della semina come al tempo dei raccolti. Isidoro nasce a Madrid intorno al 1070 da una poverissima famiglia di contadini, contadino egli stesso tutta la vita, per necessità. Non sa né leggere né scrivere, ma sa parlare con Dio. Anzi, a Dio dedica molto tempo, sacrificando il riposo, ma non il lavoro, al quale si dedica appassionatamente. E quando l’urgenza di parlare con Dio arriva anche durante il lavoro, sono gli angeli a venirgli in aiuto e a guidare l’aratro al posto suo: un modo poetico e significativo per dire come Isidoro abbia imparato a dare a Dio il primo posto, senza venir mai meno ai suoi doveri terreni. Per i colleghi invidiosi è facile così accusarlo di “assenteismo”, ma è il padrone stesso a verificare che Isidoro ha tutte le carte in regola, con Dio e con gli uomini. L’invidia, che è davvero vecchia quanto il mondo, gli procura anche un’accusa di malversazione e di furto ai danni dell’azienda, perché ha il “brutto vizio” di aiutare con i generosità i poveri, attingendo abbondantemente da un sacco, il cui livello tuttavia non si abbassa mai. E pensare che la generosità di Isidoro non si limita alle persone, ma si estende anche agli animali della campagna, ai quali d’inverno non fa mancare il necessario sostentamento. In questo continuo esercizio di carità e preghiera è seguito passo passo dalla moglie Maria, che una certa agiografia ha dipinto dapprima avara e poi “conquistata” dall’esempio del marito. Certo è, comunque, che sulla strada della perfezione avanzano entrambi, sostenendosi a vicenda e aiutandosi anche a sopportare i dolori della vita, come quello cocente della morte in tenerissima età del loro unico figlio. Isidoro muore nel 1130 e lo seppelliscono senza particolari onori nel cimitero di Sant’Andrea, ma anche da quel campo egli continua a “fare la carità”, dispensando grazie e favori a chi lo invoca, al punto che quarant’anni dopo devono a furor di popolo esumare il suo corpo incorrotto e portarlo in Chiesa. A canonizzarlo, però, nessuno ci pensa. Ci vuole un grosso miracolo, cinque secoli dopo, in favore del re Filippo II a sbloccare la situazione. E il 25 maggio 1622 Papa Gregorio XV gli concede la gloria degli altari insieme a quattro “grossi” Santi (Filippo Neri, Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio) in mezzo ai quali, qui in terra, l’illetterato contadino si sarebbe sentito un po’ a disagio. E da allora, come recita l’enciclopedia dei Santi, diventa il “patrono degli affittuari agricoli, dei birocciai, di Centallo e di Verzuolo”.
    May 14

    Morto Robert Rauschenberg

    Aveva 82 anni, era uno dei giganti dell'arte americana contemporanea

    NEW YORK - Robert Rauschenberg, uno dei giganti dell'arte americana contemporanea, è morto a 82 anni.

    Texano di origine, nelle vene metà sangue Cherokee, Rauschenberg è morto nella sua casa di Captiva, un'isola della Florida dove risiedeva dagli anni Settanta. Su sua richiesta era stato dimesso dall'ospedale dove era stato ricoverato di recente per una polmonite. «Se n'è andato in pace, nel suo letto, come voleva», ha detto Jennifer Benton, un'amica.
    Rauschenberg era stato colpito nel 2002 da un ictus che gli aveva bloccato metà del corpo e tuttavia aveva ripreso di recente a lavorare. Tre anni fa otto grandi quadri che l'artista, amico di Jasper John e John Cage, aveva creato dopo la malattia erano stati visti nello studio del pittore a Captiva dal critico d'arte del settimanale "New Yorker" Calvin Tomkins che li aveva definiti «i più forti, i più lirici che l'artista abbia prodotto in molti molti anni».

    RAUSCHENBERG, Robert
    Bed
    1955
    Combine painting
    6'2" x 31 1/2" x 6 1/2"
    Mr and Mrs Leo Castelli, New York

    Una delle opere più significative e più discusse di Robert Rauschenberg è sicuramente "Bed" del 1955.
    Si tratta di un vero e proprio letto, preparato per ospitarne l'utente.
    Il letto, appeso ad una parete, perde la sua funzione originale e si trasforma in un mezzo per rappresentare la realtà dell'artista.
    L'opera venne duramente attaccata dai critici ma rileggendo i loro testi paradossalmente troviamo ciò che Rauschemberg desiderava esprimere.
    di fronte ad un letto così nessuno vorrebbe entrarci, è un letto sudicio, sporcato dal sangue e da colori che ricordano secrezioni umane.
    Robert denunciava una sua inquietudine interiore, un suo stile di vita che a vista degli altri era "dirty" ma non poteva essere altrimenti proprio perchè suo personale.

    Mettendo il suo letto "in piazza" Robert ha portato al pubblico parte della sua vita e parte dei suoi segreti, ha esposto al mondo un oggetto che custodisce i segreti più intimi di una persona. 

    Mi piacerebbe poter scrivere altro e potervi proporre i testi dei critici dell'epoca ma ho poco tempo... spero di poterne dedicare di più prossimamente...

    May 12

    Nuovo intervento

     
    Rieccomi ... mi rendo conto che in questi ultimi post sia diventato un po' monotematico ma credo che certe cose siano più mportanti delle cavolate che mi accadono.
    Certo ci sono cose divertenti che potrei raccontare o scrivere qualche storiella stupida ma in questi giorni mi sono imbattuto in questo video e non potevo non riproporlo.
    Non cadete nello stupido errore di spaventarvi e darla vinta alla vostra paura. Questa intervista sui 10 segreti di Mejugorie non è nulla che già un cervello con un po' di sale in zucca possa dire ... ma la cosa bella (per chi crede) è che qui abbiamo anche il conforto e la conferma che il mondo in questi anni si trova ad un bivio.
    Vediamo di scegliere la strada giusta.
     
    Vi consiglio di vedere solo questo video perchè gli altri risultano offensivi e poco chiari.
    Niente paura ... meglio conoscere ed avere della sana inquietudine che vivere nell'ignoranza.
     
     
     
    Demose da fa, volemose bene!
     
    a presto una qualche cosa più leggera...