Alberto's profileNON ABBIATE PAURAPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
September 24 Caaaaarcassonne Carcassonne hi hi hi ho ho hoDedicato a Meju e al suo furgone il cui numero mi sfugge...
"...Nouvelle Cuisine Les Champs-èlysèes
Maurice Chevalieeeer Les poisson,les poisson Come ador les poisson Farli a pezzi e servirli che bontà Io gli stacco la testa E gli strappo le spine Mais oui, ça c' est toujours joli les poisson,les poisson i i i o o o con l' accetta a pezzetti li fò li pulisco all' interno li servo ben fritti io amo i pescetti voi no? con questo il palato si stuzzica la tecnica usata è classica con la mazza tu spiani il merluzzo poi gli fai un taglietto gli tranci il pancin quindi un poco di sale che dà il saporin sacrebleu guarda un pò come hai fatto a fuggir proprio tu,succulento bijou? non lo fare mai più nella salsa, orsù con un pò di farina n' est ce pas? nn ti faccio alcun torto perchè ormai sei morto la sorte tu puoi ringraziar perchè nella pignatta il caldo ti schiatta addio,pesciolino,au revoir!!!!!" Muoio dalle risate ogni volta che lo vedo ahahhahaah September 22 E' NATA UNA STELLAÉ nata una stella
di Roberto Brusa Tra le varie pellicole oggi semi-sconosciute della cinematografia hollywoodiana di ben altra data, "É nata una stella" di William A. Wellman (1937) merita un'attenzione particolare. Già perché a differenza di kolossal o di produzioni fantasmagoriche, É nata una stella si apprezza proprio per la semplicità narrativa e d'immagine con cui si pone allo spettatore, contraddistinguendosi per uno storyboard (inverosimilmente) semplicistico e condito da risvolti e ambientazioni deliziosamente naif, in cui le acconciature femminili alla Betty Boop conferiscono quel pizzico di gusto retrò (molto meno elegantemente preferisco però l'espressione vintage) che ci riporta nella notte dei tempi della cinematografia d'oltreoceano. Ma andiamo con ordine. Esther Victoria Blodgett (una Janet Gaynor meravigliosamente sincera e convincente) è una -manco a dirlo- bella e semplice ragazza della provincia americana con un'incontenibile passione per il cinematografo e per i suoi divi. Stanca della monotona e opprimente realtà familiare, decide di mollare tutto e tutti alla ricerca di miglior fortuna tentando di intraprendere la carriera di attrice. Nell'ostilità della sua famiglia, che le suggerisce di trovarsi un marito e costruirsi una posizione senza vaneggiare alla ricerca di falsi miti, l'unica che alimenta le sue speranze è la nonna, che oltre ai soldi per il viaggio verso Hollywood la omaggia di un prezioso consiglio: per inseguire i sogni potrà essere necessario dare in cambio il cuore. Esther parte così per la città del cinema, e dopo aver trovato un alloggio inizia la ricerca di un impiego come attrice. Purtroppo però le occasioni sono pressoché nulle, tutte le società di casting declinano ormai da anni ogni richiesta. Fa quindi la conoscenza di un aiuto-regista, nella speranza che questi possa aiutarla a trovare lavoro. L'unica possibilità che sembra emergere non ha tuttavia a che fare col mondo del cinema: le viene offerto un impiego come cameriera in una serata di gala a cui partecipano moltissime star, tra cui Norman Maine, uno degli attori più in voga che però è schiavo del vizio del bere. Prevedibilmente Esther fa la conoscenza di Norman e altrettanto prevedibilmente a poco a poco tra i due il rapporto si fa più intenso. Norman le propone così una parte nel suo ultimo lavoro, "L'ora incantata", non prima però di concordare con lei il nuovo nome d'arte con cui dovrà affrontare il grande schermo: Esther Blodgett suona decisamente troppo provinciale, d'ora in poi si lei chiamerà Vicki Lester. La prima del film è un successo strepitoso e sancisce la definitiva consacrazione di Vicki Lester al grande pubblico. É nata una stella. Parallelamente però la prestazione di Norman Maine si rivela insoddisfacente e quello stesso film che ha fatto da trampolino per Vicki costituirà per lui l'inizio di un inesorabile declino, anche personale. Tuttavia l'idillio per Vicki continua, fino al giorno in cui si sposa con Norman. Intanto in città ci si affretta a modificare il nome del protagonista de "L'ora incantata" da quello di Norman Maine a quello di Vicki Lester e proprio per questo film a Vicki viene assegnato il più importante riconoscimento della critica cinematografica: la statuetta che oggi chiameremmo Oscar. Ma la festa viene bruscamente interrotta da Norman, che irrompe ubriaco nella sala vaneggiando su quanto questo premio sia una farsa, sul fatto che anche lui è stato più volte premiato ma si ritrova ormai al termine della carriera: pare che sia convinto che il successo sia solo una finzione. Norman precipita in un abisso senza fondo, in cui solo l'amore di Vicki rappresenta per lui una speranza di salvezza. Si ritrova quindi in una clinica per disintossicarsi dall'alcool, ma anche quando ormai riabilitato si prepara a tornare alle sue occupazioni si ritrova osteggiato dal produttore e da tutti i suoi collaboratori ormai fermamente convinti che non rappresenta più qualcuno su cui investire. Oltre il danno la beffa, e Norman torna sull'orlo del baratro, fino al giorno in cui viene arrestato per ubriachezza molesta: sarà solo il compassionevole intervento di Vicki che lo salverà dal carcere. Ormai abbandonate le speranze, Norman si concede un ultimo bagno ristoratore nell'oceano, non prima però di aver guardato la moglie così come l'aveva salutata la prima volta a Hollywood: "Ti dispiace se ti dò un'altra occhiata?". E nelle acque del Pacifico cala il sipario per Norman Maine. Vicki, disperata, vuole abbandonare la carriera da attrice per fare ritorno a casa, quasi il funerale del marito avesse rappresentato per lei l'ultimo atto sul palcoscenico della vita, ma proprio durante lo sgombero della villa in cui ora vive sarà tanto provvidenziale quanto inaspettato l'arrivo della nonna, che la farà ricredere dicendole che mai sarebbe orgogliosa di una nipote che infrange i propri sogni, soprattutto perché prima di partire aveva garantito di esser consapevole che ciò le sarebbe potuto costare il cuore. Vicki Lester torna così sui suoi passi e si ripresenta nuovamente sulla scena orgogliosa di essere la moglie di colui che fu Norman Maine. Pur nel preconcetto con cui ci si potrebbe avvicinare ad una pellicola datata ormai settant'anni, il film risulta estremamente gradevole, ed io stesso ne sono rimasto favorevolmente colpito. Insomma: ben altro giudizio di quello che un ragionier Fantozzi diede a suo tempo della Corazzata Potionkin (e non sto qui a ricordarlo). Le uniche pecche sono forse un doppiaggio italiano un po' troppo frivolo, che sminuisce i dialoghi enfatizzando eccessivamente le espressioni emotive, e una colorazione al computer che, da purista, ritengo danneggi lo spirito originale che solo la magia del bianco e nero sa rendere. In attesa di Visionare il remake di George Cukor del 1954 (con Esther/Vicki interpretata da Judy Garland) per trarne i dovuti confronti, vi invito a farmi pervenire critiche e osservazioni. Infine, desidero ringraziare Alberto, senza il quale questo film non sarebbe mai giunto alla mia attenzione, per lo spazio concessomi e per la preziosa opportunità. |
|
|